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SABBA E BONI FANNO IL BIS NUOVO GUINNESS WORLD RECORDS CON LA DUCATI DESMO450 EDS

Il record ufficiale: https://www.guinnessworldrecords.com/world-records/96679-farthest-distance-on-a-motocross-in-24-hours-team

I due cacciatori di primati hanno percorso 1.448,732 chilometri in 24 ore, alternandosi alla guida di una sola moto, rigorosamente di serie. Un altro record dopo quello del 2025 con la Scrambler, nell’anno del centenario Ducati.

A poco più di un anno dalla loro prima impresa insieme, Silvio Sabba e Valerio Boni tornano nel Guinness World Records, questa volta in sella a una Ducati Desmo450 EDS, la nuova enduro specialistica della Casa di Borgo Panigale. Il record, stabilito l’1 e 2 ottobre 2026 a Rodano, in provincia di Milano, riguarda la maggiore distanza percorsa in 24 ore da una squadra di due piloti su una motocicletta specialistica da fuoristrada, categoria ufficialmente denominata Greatest distance on a motocross bike in 24 hours (team).

Il risultato, già omologato e pubblicato sul sito ufficiale Guinness World Records, è di 1.448,732 chilometri, percorsi completando 1.588 giri di un circuito sterrato lungo 912,3 metri. Una maratona affrontata alternandosi alla guida per un’intera giornata e una notte, con una moto completamente di serie, senza alcuna preparazione speciale e utilizzando anche nelle ore notturne esclusivamente l’impianto di illuminazione originale.
Due Guinness nell’arco di un anno, per il secolo Ducati
A rendere particolare questa seconda impresa è anche una coincidenza temporale. Il primo record della coppia, stabilito il 23 e 24 settembre 2025 alla guida di un Ducati Scrambler Full Throttle, aveva idealmente anticipato le celebrazioni per il centenario Ducati. Il nuovo primato arriva invece nell’ultimo trimestre del 2026, proprio nell’anno in cui la Casa di Borgo Panigale festeggia i suoi primi cento anni di attività.

L’idea di ripetere l’esperienza passando da uno Scrambler, moto sostanzialmente stradale, a una specialistica da fuoristrada era stata timidamente avanzata già al termine della prima avventura. Un’ipotesi che inizialmente sembrava poco più di una provocazione, ma tornata rapidamente d’attualità, fino a trasformarsi in un progetto organizzato in tempi particolarmente stretti.

La scelta è caduta sulla Ducati Desmo450 EDS, presentata nell’estate 2026, e derivata dalla Desmo450 MX, la recente moto da cross realizzata dalla Casa bolognese. Rispetto alla MX, la EDS è stata sviluppata specificamente per l’enduro, con un motore monocilindrico di 449,6 cc con distribuzione desmodromica, un cambio a sei rapporti, sospensioni Showa con tarature dedicate, ruota posteriore da 18 pollici e serbatoio maggiorato da 8,5 litri.

 

A determinare la scelta non sono state però soltanto le caratteristiche tecniche. La Desmo450 EDS dispone infatti di un impianto di illuminazione Full LED, assente sulla versione da motocross, una caratteristica indispensabile per affrontare una prova che avrebbe comportato molte ore di guida notturna.

Una sola moto, senza modifiche e senza fari supplementari
Le linee guida Guinness consentivano ai due piloti di utilizzare due moto, una ciascuno. Sabba e Boni hanno invece deciso di affrontare l’intera prova alternandosi alla guida di un unico esemplare di Desmo450 EDS, mantenuto nella configurazione originale.

Anche per le ore notturne hanno rinunciato a installare fari supplementari, affidandosi esclusivamente al proiettore anteriore di serie. Una scelta tutt’altro che scontata, considerando che il percorso, pur essendo pianeggiante e privo dei salti tipici delle piste da motocross, presentava numerose buche e irregolarità, particolarmente impegnative da affrontare con la visibilità limitata delle ore notturne.

La moto ha completato le 24 ore senza richiedere interventi di riparazione. L’unica operazione meccanica, oltre ai normali rifornimenti, è stata un tagliando programmato, comprendente la sostituzione dell’olio motore e del filtro, accompagnata da un controllo generale del mezzo. Il tutto è stato completato in meno di 17 minuti, durante i quali il cronometro della prova ha naturalmente continuato a scorrere.

Un risultato significativo anche perché ottenuto con un modello appena entrato nella gamma Ducati, utilizzato senza modifiche per migliorarne prestazioni, autonomia o resistenza.
Un circuito di 912 metri, solo apparentemente semplice
Il teatro dell’impresa è stato un terreno agricolo privato a Rodano, dove è stato ricavato un circuito chiuso al traffico seguendo il perimetro dell’appezzamento.

Il tracciato è stato progettato nel rispetto delle linee guida Guinness World Records e misurato con ruota metrica seguendo il percorso più breve, ottenendo una lunghezza certificata di 912,3 metri. Le rilevazioni GPS indicavano una percorrenza effettiva leggermente superiore, prossima ai 920 metri per giro, ma ai fini del record è stato adottato il valore inferiore, attestato da una relazione tecnica redatta dall’ingegnera Manuela Maria Ponzo.

A prima vista, il circuito non sembrava particolarmente impegnativo: pianeggiante, senza salti e con una successione di curve relativamente semplici. In realtà, il terreno non era affatto levigato. Le buche e i continui sobbalzi hanno messo duramente alla prova soprattutto la resistenza fisica dei piloti, costretti ad assorbire sollecitazioni pressoché ininterrotte per un’intera giornata.

Il confronto con il primato del 2025 è curioso. Allora, con la Scrambler, la coppia aveva completato 1.158 giri, percorrendo 1.462,114 chilometri. Questa volta le tornate sono state ben 430 in più, ma la distanza complessiva è risultata inferiore di appena 13,4 chilometri. Un dato che evidenzia quanto le caratteristiche del tracciato possano influenzare il risultato di una prova endurance.

Una sola moto, senza modifiche e senza fari supplementari
Le linee guida Guinness consentivano ai due piloti di utilizzare due moto, una ciascuno. Sabba e Boni hanno invece deciso di affrontare l’intera prova alternandosi alla guida di un unico esemplare di Desmo450 EDS, mantenuto nella configurazione originale.

Anche per le ore notturne hanno rinunciato a installare fari supplementari, affidandosi esclusivamente al proiettore anteriore di serie. Una scelta tutt’altro che scontata, considerando che il percorso, pur essendo pianeggiante e privo dei salti tipici delle piste da motocross, presentava numerose buche e irregolarità, particolarmente impegnative da affrontare con la visibilità limitata delle ore notturne.

La moto ha completato le 24 ore senza richiedere interventi di riparazione. L’unica operazione meccanica, oltre ai normali rifornimenti, è stata un tagliando programmato, comprendente la sostituzione dell’olio motore e del filtro, accompagnata da un controllo generale del mezzo. Il tutto è stato completato in meno di 17 minuti, durante i quali il cronometro della prova ha naturalmente continuato a scorrere.

Un risultato significativo anche perché ottenuto con un modello appena entrato nella gamma Ducati, utilizzato senza modifiche per migliorarne prestazioni, autonomia o resistenza.
Un circuito di 912 metri, solo apparentemente semplice
Il teatro dell’impresa è stato un terreno agricolo privato a Rodano, dove è stato ricavato un circuito chiuso al traffico seguendo il perimetro dell’appezzamento.

Il tracciato è stato progettato nel rispetto delle linee guida Guinness World Records e misurato con ruota metrica seguendo il percorso più breve, ottenendo una lunghezza certificata di 912,3 metri. Le rilevazioni GPS indicavano una percorrenza effettiva leggermente superiore, prossima ai 920 metri per giro, ma ai fini del record è stato adottato il valore inferiore, attestato da una relazione tecnica redatta dall’ingegnera Manuela Maria Ponzo.

A prima vista, il circuito non sembrava particolarmente impegnativo: pianeggiante, senza salti e con una successione di curve relativamente semplici. In realtà, il terreno non era affatto levigato. Le buche e i continui sobbalzi hanno messo duramente alla prova soprattutto la resistenza fisica dei piloti, costretti ad assorbire sollecitazioni pressoché ininterrotte per un’intera giornata.

Il confronto con il primato del 2025 è curioso. Allora, con la Scrambler, la coppia aveva completato 1.158 giri, percorrendo 1.462,114 chilometri. Questa volta le tornate sono state ben 430 in più, ma la distanza complessiva è risultata inferiore di appena 13,4 chilometri. Un dato che evidenzia quanto le caratteristiche del tracciato possano influenzare il risultato di una prova endurance.

Due cacciatori di record dalle specialità opposte
Dietro questa nuova impresa ci sono due protagonisti con una lunga esperienza nel mondo dei primati, ma con caratteristiche profondamente diverse.

Silvio Sabba è uno dei più prolifici cacciatori di record al mondo. In sedici anni ha collezionato 661 Guinness World Records, almeno 180 dei quali attualmente imbattuti. Ex pilota di enduro di livello internazionale, è stato protagonista anche di numerose puntate de Lo Show dei Record. Ha costruito gran parte della sua carriera su sfide nelle quali agilità, coordinazione, precisione e forza fisica concentrano tutto lo sforzo in pochi secondi. Tra i suoi primati figura anche quello per il maggior numero di persone saltate con una moto: 43.

Valerio Boni, giornalista specializzato in auto e moto, è arrivato più recentemente nell’universo Guinness, scegliendo soprattutto le prove di resistenza. Con questo risultato ha raggiunto quota 11 record omologati, mentre un dodicesimo è attualmente in attesa di certificazione. La maggior parte delle sue imprese riguarda la massima distanza percorsa in 24 ore con veicoli a due ruote, dalla minimoto alla Vespa 50, dalla moto da fuoristrada allo scooter elettrico. Non manca qualche eccezione, come il record di velocità con gli sci su asfalto al traino di un’auto.

I due si sono conosciuti in occasione della presentazione della 70ª edizione del Guinness World Records Book, scoprendo di condividere la passione per le sfide più insolite. È stato proprio Boni, un anno fa, a trasmettere a Sabba il fascino delle prove endurance, convincendolo a cimentarsi in un impegno nel quale lo sforzo non si concentra in pochi secondi, ma si prolunga per un’intera giornata.

Ne è nata una collaborazione basata su esperienze complementari: da una parte la velocità e la tecnica di guida di Sabba, dall’altra la capacità di Boni di amministrare le energie e mantenere un ritmo costante per molte ore.

Un primato già ufficialmente certificato
Il tentativo è stato effettuato nel rispetto delle procedure previste dal Guinness World Records, con testimoni indipendenti avvicendati durante le 24 ore, cronometraggio continuo, registrazione dei passaggi, documentazione video, tracciamento GPS e certificazione tecnica del percorso.

L’omologazione è già stata completata e il risultato è pubblicato sul sito ufficiale Guinness World Records, che attribuisce il primato a Silvio Sabba e Valerio Boni.

Dopo aver affrontato le ventiquattro ore su sterrato con uno Scrambler stradale, i due cacciatori di record hanno così scritto un nuovo capitolo della loro collaborazione, questa volta con una Ducati specialistica da enduro. Un’impresa che ha messo alla prova tanto la resistenza dei piloti quanto quella della moto, dimostrando che per affrontare una sfida di questo genere non servono necessariamente preparazioni speciali: una moto di serie, due piloti (non più giovanissimi) e la determinazione di continuare a guidare per un giorno e una notte.

Il record ufficiale: https://www.guinnessworldrecords.com/world-records/96679-farthest-distance-on-a-motocross-in-24-hours-team

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